carte colorate/2

Continua da qui… La prima cosa da fare per condividere la poetica espressiva di Eric Carle (e per provare a realizzare un proprio bruco mangione) è quella di procurarsi i materiali necessari. Per fortuna le bellissime carte che usa Carle non sono in vendita: si possono solo realizzare a casa, a scuola, in cortile… ovunque, ma rigorosamente da sé!  Continua a leggere

carte colorate/1

In un confronto con un gruppo di maestre di scuola dell’Infanzia è emersa la difficoltà a interessare e incuriosire gli adulti (genitori, nonni…) ai lavori espressivi dei bambini. Le riflessione intorno ai “lavoretti” (qui il post) ha così l’occasione di allargarsi: quanta attesa prestazionale serpeggia tra gli adulti rispetto a quello che fanno i loro bambini? Quanto pesa sulla nostra progettazione educativa e sulle scelte concrete da fare? E quanto influenza i bambini, che restano al cuore di ogni nostro pensiero educativo?

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addio miei lavoretti?

La lingua italiana non ha molte parole di uso comune per definire il fare in termini sperimentali ed espressivi senza finalizzarlo subito al prodotto (dipingere, modellare, scolpire…). Dobbiamo mutuare termini dalle lingue straniere come bricolagecraftingmaking, per riuscire a trovare una dignità in questo fare (e forse una sua valenza educativa). La  parola che l’italiano ci concede e che possiamo e continuiamo a usare è – sigh – LAVORETTI. E già basta questo diminutivo irrisorio a confinare il tutto in una “povera cosa da bambini”, i quali devono ingannare il tempo prima di giungere alla maturità del lavoro adulto con facezie inutili…

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le scatole della meraviglia/4

FRANCE. Versailles. 1975. Chateau de Versailles.

Continua da qui… La strepitosa foto di Eliot Erwitt (© Magnum Photos) illustra perfettamente il valore e l’essenza di tutto ciò che chiamiamo arte: qualcosa che viene ritagliato (inscatolato) e messo a parte per essere reso riconoscibile e parlante ai più. Continua a leggere

le scatole della meraviglia/3

Continua da qui… Questo è uno spazio per alcune considerazioni a margine dell’esperienza. Perché aprire una scatola in un contesto laboratoriale non è mai un’azione fine a se stessa: apre altri percorsi, sguardi, collegamenti… Forse perché un laboratorio di espressione dovrebbe essere sempre una scatola della meraviglia da aprire.

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