una definizione di fantasia e creatività

Nei post precedenti dedicati alle etichette impertinenti (iniziano qui) più volte ho sottolineato come la provocazione implicita nell’uso improprio di materiali e strumenti quotidiani possa esercitare e consolidare il pensiero creativo attraverso un’espressione personale.

Per chiarire il significato di parole preziose (e spesso banalizzate dall’uso comune) come creatività, fantasia, immaginazione, invenzione chiediamo aiuto a un maestro: Bruno Munari. Sottolineo che rispetto alla mission di questo blog le parole che implicano una qualità estetica sono quelle più importanti.

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etichette a tema/1

“Ogni bambino è un artista. Il problema è come rimanere un artista una volta che si cresce” Pablo Picasso.

La parola creatività è un termine con una connotazione positiva diffusa. Un termine il cui significato è implicito, a tratti scontato, ma allo stesso tempo investigato e sfuggente. Artisti (coloro che per il senso comune esercitano la creatività) e pedagogisti, psicologi dell’età evolutiva, neuroscienziati offrono volti diversi e complementari di questa buona qualità umana. Continua a leggere

cuore di cuori – riconoscersi insieme/1

“Il mondo sta sempre dentro i fogli-mondo, non esiste una realtà “vera” oltre il segno e la figura”. Carlo Sini

Nelle tante potenzialità che ha l’espressione artistica e, in particolare, quella visiva, c’è quella di rappresentare, letteralmente: “rendere presente”. Rendere di fronte e presente a chi guarda un’idea di sé, un volto altro, uno sguardo particolare che focalizza un aspetto particolare del proprio modo di essere. È possibile non solo rappresentarsi singolarmente, ma anche come gruppo, come insieme di tanti diversi, eppure uguali. Continua a leggere

carte colorate/5

Continua da qui… Una volta ritagliate la maggior parte delle carte colorate si passa alla composizione. Il libro de Il piccolo bruco mai sazio di Eric Carle con la colorata farfalla sta aperto sul pavimento, e costituisce un vero e proprio modello a cui ispirarsi, in particolare per cimentarsi nelle simmetrie, senza la necessità di copiarlo.

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addio miei lavoretti?

La lingua italiana non ha molte parole di uso comune per definire il fare in termini sperimentali ed espressivi senza finalizzarlo subito al prodotto (dipingere, modellare, scolpire…). Dobbiamo mutuare termini dalle lingue straniere come bricolagecraftingmaking, per riuscire a trovare una dignità in questo fare (e forse una sua valenza educativa). La  parola che l’italiano ci concede e che possiamo e continuiamo a usare è – sigh – LAVORETTI. E già basta questo diminutivo irrisorio a confinare il tutto in una “povera cosa da bambini”, i quali devono ingannare il tempo prima di giungere alla maturità del lavoro adulto con facezie inutili…

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