cuore di cuori – riconoscersi insieme/1

“Il mondo sta sempre dentro i fogli-mondo, non esiste una realtà “vera” oltre il segno e la figura”. Carlo Sini

Nelle tante potenzialità che ha l’espressione artistica e, in particolare, quella visiva, c’è quella di rappresentare, letteralmente: “rendere presente”. Rendere di fronte e presente a chi guarda un’idea di sé, un volto altro, uno sguardo particolare che focalizza un aspetto particolare del proprio modo di essere. È possibile non solo rappresentarsi singolarmente, ma anche come gruppo, come insieme di tanti diversi, eppure uguali. Continua a leggere

carte colorate/5

Continua da qui… Una volta ritagliate la maggior parte delle carte colorate si passa alla composizione. Il libro de Il piccolo bruco mai sazio di Eric Carle con la colorata farfalla sta aperto sul pavimento, e costituisce un vero e proprio modello a cui ispirarsi, in particolare per cimentarsi nelle simmetrie, senza la necessità di copiarlo.

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addio miei lavoretti?

La lingua italiana non ha molte parole di uso comune per definire il fare in termini sperimentali ed espressivi senza finalizzarlo subito al prodotto (dipingere, modellare, scolpire…). Dobbiamo mutuare termini dalle lingue straniere come bricolagecraftingmaking, per riuscire a trovare una dignità in questo fare (e forse una sua valenza educativa). La  parola che l’italiano ci concede e che possiamo e continuiamo a usare è – sigh – LAVORETTI. E già basta questo diminutivo irrisorio a confinare il tutto in una “povera cosa da bambini”, i quali devono ingannare il tempo prima di giungere alla maturità del lavoro adulto con facezie inutili…

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le scatole della meraviglia/4

FRANCE. Versailles. 1975. Chateau de Versailles.

Continua da qui… La strepitosa foto di Eliot Erwitt (© Magnum Photos) illustra perfettamente il valore e l’essenza di tutto ciò che chiamiamo arte: qualcosa che viene ritagliato (inscatolato) e messo a parte per essere reso riconoscibile e parlante ai più. Continua a leggere

le scatole della meraviglia/3

Continua da qui… Questo è uno spazio per alcune considerazioni a margine dell’esperienza. Perché aprire una scatola in un contesto laboratoriale non è mai un’azione fine a se stessa: apre altri percorsi, sguardi, collegamenti… Forse perché un laboratorio di espressione dovrebbe essere sempre una scatola della meraviglia da aprire.

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cucinare ingessati/2

Continua da qui… Una volta esaurita la curiosità pratica intorno al gesso sintetico e tempo di impiattare. Questa volta i cartoncini sono tutti neri. Questa scelta permette di comunicare implicitamente che si sta aprendo una nuova fase del laboratorio, inoltre il nero rende massimo il contrasto cromatico con il bianco del gesso e ogni segno e incisione sarà più evidente perché permetterà di vedere il nero affiorare. Infine un colore uguale per tutti aiuta a uniformare il punto di partenza, a segnalare un lavoro corale, a evidenziare le differenze operative di ciascuno. Al centro viene messa una nuova cucchiaiata di gesso sintetico. Con il pennello i bambini sono invitati a disegnare un cerchio: sarà il loro piatto di portata.

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