quando il fare è educare?

“Il punto essenziale è il problema di cosa di deve fare perché il nostro fare meriti il nome di educazione” (J. Dewey, Esperienza ed educazione).

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facciamo un esperimento?/3

[continua da qui] QUATTRO. I colori trasparenti ottenuti dalla carta velina a mollo suggeriscono nel giro di poco tempo di provare a mischiarli. Cosa avverrà? Si fanno delle ipotesi e poi si verificano. I colori così liquidi si mischiano velocemente e offrono risultati evidenti, senza perdere brillantezza. Non è la stessa cosa, per esempio, con le tempere o con gli acquarelli per cui la materia è più resistente a mischiarsi e aggiungendo colori perde luminosità declinando velocemente verso un grigio-marrone. Continua a leggere

facciamo un esperimento?/1

“La qualità fondamentale è quella di sapere osservare, qualità tanto importante, che le scienze positive si chiamarono anche scienze di osservazione, denominazione che si è cambiata in scienze sperimentali per quelle in cui all’osservazione può unirsi l’esperimento. Per osservare, evidentemente, non basta avere i sensi e non basta avere una conoscenza: è un’attitudine che bisogna sviluppare con l’esercizioContinua a leggere

le parole buone del futuro/3

“La bontà è l’attributo di Dio. Chi crea è buono, buona è solo la creazione. Così è buono solo chi aiuta la creazione a raggiungere i suoi fini”. (M. Montessori, L’autoeducazione nelle scuole elementari, 1916).

Dopo due post di premesse (qui l’ultimo), ecco finalmente il racconto delle varie tappe che compongono il laboratorio in quanto tale. Continua a leggere

un tampone per le tempere/1

“Noi non insegniamo a disegnare disegnando, ma dando l’opportunità di preparare gli strumenti dell’espressione. Io considero questo un vero aiuto al disegno libero che, non essendo inefficace, né incomprensibile, incoraggia il bambino a continuare”. (Maria Montessori, La scoperta del bambino). Continua a leggere