composizioni che allenano lo sguardo/2

[segue da qui] Un’esperienza simile l’ho proposta all’interno di un percorso di formazione per operatori museali su tecniche e materiali espressivi. Il focus, in questo caso, sono state le “carte” (non necessariamente di cellulosa, ma tutti i materiali che si presentano come fogli) trasparenti e semitrasparenti. Quante ce ne sono? Cosa ci si può fare? Cosa aggiungono alla comunicazione? Quando nascondono, ma non del tutto, che poetica mettono in gioco? Hanno altre potenzialità? Continua a leggere

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ascoltare insieme

“Naturalmente, la musica agita le passioni. Nessuno sa perché. Né alcuno sa perché gli esseri umani traggono piacere dall’essere emotivamente turbati dalla musica e da qualunque altra forma d’arte” (P.N. Johnson-Laird, Deduzione, intuizione, creatività). Continua a leggere

la curiosità che fa guardare oltre

Il padiglione UK dell’Expo 2015 invitava al gioco e al mettersi in gioco. Se l’adulto considera questa modalità una cosa da bambini (sotto-testo: che lui ha superato, da cui non ha nulla da trarre), l’intera esperienza si svuota, si avvilisce, si offre al giudizio tanto sommario quanto fantozziano: “Un’emerita boiata...”. Credo che ogni occasione laboratoriale di messa in gioco offra infiniti punti di vista con cui confrontarsi, esercitandoci a rinunciare alle troppe (false) sicurezze che tanto ci confortano (e ci isolano). Da questo padiglione provo a leggere alcuni spunti progettuali per laboratori per bambini, ragazzi e adulti…

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una definizione di fantasia e creatività

Nei post precedenti dedicati alle etichette impertinenti (iniziano qui) più volte ho sottolineato come la provocazione implicita nell’uso improprio di materiali e strumenti quotidiani possa esercitare e consolidare il pensiero creativo attraverso un’espressione personale.

Per chiarire il significato di parole preziose (e spesso banalizzate dall’uso comune) come creatività, fantasia, immaginazione, invenzione chiediamo aiuto a un maestro: Bruno Munari. Sottolineo che rispetto alla mission di questo blog le parole che implicano una qualità estetica sono quelle più importanti.

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addio miei lavoretti?

La lingua italiana non ha molte parole di uso comune per definire il fare in termini sperimentali ed espressivi senza finalizzarlo subito al prodotto (dipingere, modellare, scolpire…). Dobbiamo mutuare termini dalle lingue straniere come bricolagecraftingmaking, per riuscire a trovare una dignità in questo fare (e forse una sua valenza educativa). La  parola che l’italiano ci concede e che possiamo e continuiamo a usare è – sigh – LAVORETTI. E già basta questo diminutivo irrisorio a confinare il tutto in una “povera cosa da bambini”, i quali devono ingannare il tempo prima di giungere alla maturità del lavoro adulto con facezie inutili…

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le scatole della meraviglia/4

FRANCE. Versailles. 1975. Chateau de Versailles.

Continua da qui… La strepitosa foto di Eliot Erwitt (© Magnum Photos) illustra perfettamente il valore e l’essenza di tutto ciò che chiamiamo arte: qualcosa che viene ritagliato (inscatolato) e messo a parte per essere reso riconoscibile e parlante ai più. Continua a leggere

le scatole della meraviglia/3

Continua da qui… Questo è uno spazio per alcune considerazioni a margine dell’esperienza. Perché aprire una scatola in un contesto laboratoriale non è mai un’azione fine a se stessa: apre altri percorsi, sguardi, collegamenti… Forse perché un laboratorio di espressione dovrebbe essere sempre una scatola della meraviglia da aprire.

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