sguardo e cornici /1

“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”
(Bruno Munari – citando Confucio, Arte come mestiere)

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ascoltare insieme

“Naturalmente, la musica agita le passioni. Nessuno sa perché. Né alcuno sa perché gli esseri umani traggono piacere dall’essere emotivamente turbati dalla musica e da qualunque altra forma d’arte” (P.N. Johnson-Laird, Deduzione, intuizione, creatività). Continua a leggere

rossoooooo

Rientro lento dall’estate recuperando un post dimenticato nel vecchio blog.  Si tratta di una lunga citazione di un libro ormai dimenticato dall’editoria di settore: Il rosso di Renate Eco. Renate Eco è stata un’antesignana dei laboratori d’arte in Italia, oltre a occuparsi di molte altre cose, dalla comunicazione al design. Ha collaborato con Bruno Munari e realizzato uno dei primissimi laboratori per ragazzi per l’Accademia di Brera.

In questo libro è tracciato un interessante percorso di educazione dello sguardo che si rivela essere un insieme di giochi linguistici: anche i colori hanno una grammatica quotidiana e tecnica che si impara osservando e comparando, ma anche chiamando per nome.

Chi ha familiarità con l’apprendimento linguistico (e cromatico) dei bambini tra i due e i tre anni sa che difficilmente riescono a distinguere i colori nelle azioni ordinarie (“Prendi la palla rossa… non quella blu“). Non perché non li vedano, ma perché non riescono ancora a collegarli al nome del colore. Come se il nome traesse alla luce e allo sguardo sulla realtà, il colore stesso…

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facciamo un esperimento?/appendice

A tutti i bambini divergenti e a coloro che li aiutano a coltivare un pensiero laterale… a chiusura di una traccia per fare un esperimento iniziata qui.

Tante domande

C’era una volta un bambino che faceva tante domande e questo non è certo un male anzi un bene.
Ma alle domande di quel bambino era difficile dare risposta.
Per esempio egli domandava:
– Perché i cassetti hanno i tavoli?
La gente lo guardava e magari rispondeva:
– I cassetti servono per metterci le posate.
– Lo so a che cosa servono i cassetti, ma non so perché i cassetti hanno i tavoli.
La gente crollava il capo e tirava via. Un’altra volta lui domandava:
– Perché le code hanno i pesci?
Oppure.
– Perché i baffi hanno i gatti?
La gente crollava il capo e se ne andava per i fatti suoi. Continua a leggere

facciamo un esperimento?/3

[continua da qui] QUATTRO. I colori trasparenti ottenuti dalla carta velina a mollo suggeriscono nel giro di poco tempo di provare a mischiarli. Cosa avverrà? Si fanno delle ipotesi e poi si verificano. I colori così liquidi si mischiano velocemente e offrono risultati evidenti, senza perdere brillantezza. Non è la stessa cosa, per esempio, con le tempere o con gli acquarelli per cui la materia è più resistente a mischiarsi e aggiungendo colori perde luminosità declinando velocemente verso un grigio-marrone. Continua a leggere

facciamo un esperimento?/2

“Attraverso l’arte, significati di oggetti che altrimenti sono muti, indeterminati, ristretti e contrastanti, si chiariscono e si concentrano; e non mediante un laborioso affaccendarsi del pensiero intorno ad essi, non mediante il rifugio in un mondo di mera sensazione, ma attraverso la creazione di una nuova esperienza” (J. Dewey, L’arte come esperienza). Continua a leggere

facciamo un esperimento?/1

“La qualità fondamentale è quella di sapere osservare, qualità tanto importante, che le scienze positive si chiamarono anche scienze di osservazione, denominazione che si è cambiata in scienze sperimentali per quelle in cui all’osservazione può unirsi l’esperimento. Per osservare, evidentemente, non basta avere i sensi e non basta avere una conoscenza: è un’attitudine che bisogna sviluppare con l’esercizioContinua a leggere