composizioni che allenano lo sguardo/4

ARS POETICA
Una poesia dovrebbe essere tangibile e muta
Come un frutto rotondo
Muta
Come vecchi medaglioni sotto il pollice
Silenziosa come la pietra dei davanzali
Consunta dalle maniche, muschiosa.
Una poesia dev’essere senza parole
Come un volo d’uccelli.
(Archibald MacLeish – 1939)

Nel libro Il pensiero. Strategie e categorie, Jerome Bruner pone  questo testo poetico che riflette intorno alla poesia all’inizio della sua riflessione sul pensiero: la poesia si esprime ponendo in atto meccanismi evocativi attraverso categorizzazioni affettive… La poesia permette di giungere altrove e attraverso percorsi inusuali, è appunto sfuggente, “come un volo d’uccelli”, ma non meno concreta ed efficace…

Cosa c’entra tutto questo con i post precedenti (qui l’ultimo)? Credo che per allenare lo sguardo ci sia bisogno di parole e di momenti di riflessione e di sintesi, per rendere l’esperienza (in questo caso di trasparenze e consistenze di materiali diversi) conoscenza e per possedere nuove categorie con cui guardare ciò che ci circonda. Meglio ancora se queste parole si possono condividere in gruppo. In questo caso in un gruppo di lavoro.

Ho chiesto agli operatori museali di fermarsi (è il bello della formazione!) e di non pensare immediatamente a un utilizzo pratico nei loro percorsi, ma di spenderci insieme qualche parola. All’inizio pensare a dei materiali come portatori di una GRAMMATICA, ma ancora di più di una POETICA, risulta sconcertante… l’imprinting scolastico tiene ben distinta la materia dalla parola, avvilendo la prima e nobilitando la seconda.

La GRAMMATICA di un materiale è ciò che lo caratterizza, che lo rende unico, oppure simile, affine, ad altri. Uno sguardo (ma anche un tatto, un odorato… insomma ogni senso capace di cogliere differenze e catalogarle, registrarle) distratto può accomunare sotto il nome di “carte semitrasparenti”: carta di riso e carta velina, pergamino e carta oleata. Ma se ci mettiamo mano, se proviamo a strapparle, a scriverci e a stamparci sopra, se le agitiamo nell’aria e se le incolliamo, magari accartocciate, ci accorgiamo che sono tutte diverse e che queste differenze fanno… la differenza in una proposta laboratoriale.

La POETICA è certamente qualcosa di meno tangibile, “come un volo d’uccelli”, ha a che fare con la parte emotiva e sentimentale, con l’evocativo e l’inspiegabile (almeno “in presa diretta”). Introduce categorie simboliche che possono interpretare in modo tanto efficace, quanto libero, il proprio vissuto, le emozioni… il pensiero stesso. Per esempio: un foglio fragile, che si strappa facilmente, non è banalmente un foglio su cui è difficile lasciare un segno, ma è una base che richiede una particolare cura, che attiva accorgimenti, che impone tentativi e una certa lentezza e parsimonia nelle parole-segni. È un foglio che fa pensare a ciò che si sta facendo (più che un foglio da fotocopia) e che offre un’esperienza di fragilità che può dimostrarsi generatrice di bellezza e di segni inconsueti… un foglio fragile è poetico e apre alla poesia perché non è pratico, né scontato e, in questo, risulta più evocativo di altri…

“È stranamente difficile recuperare l’innocenza preconcettuale. Avendo appreso un nuovo linguaggio, è quasi impossibile ricordarsi dell’indifferenziato flusso di suoni che si percepivano prima di aver appreso ad analizzarlo in parole e frasi. Quando si è diventato padrone della distinzione tra numeri dispari a pari, è impossibile ricordarsi com’era il proprio mondo mentale, quando non esisteva ancora questa distinzione” (J. Bruner, Il pensiero. Strategie e categorie).

Per chiosare la riflessione di Bruner, un buon laboratorio è quello che fa fare un piccolo passo avanti rispetto all’indifferenziato. Che permette di fare esperienza di espressione acquisendo nuovi concetti, nuovi strumenti, nuovi materiali per comporre una sintesi consapevole e in divenire di ciò che siamo, di ciò che ci circonda e di ciò che si cela dentro di noi.

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