spatole e colle per incollare meglio/2

“Non puoi conoscere un’avventura dal suo inizio. La grandezza nasce piccola. Non disonorare il banchetto ignorando ciò che vi accade. Questa è la legge della ricerca” (J. Steinbeck, Le gesta di re Artù e dei suoi cavalieri).

Ogni laboratorio che proponiamo a piccoli e a grandi deve avere in sé il carattere dell’avventura. Qui ho già messo a tema gli elementi indispensabili per un buon laboratorio. Di seguito concludo il post su spatole (iniziato qui) e colle, preziosi come arco e freccia nella nostra ricerca di segno (e senso).

Ho già indicato qui la ricetta per una colla per il collage. Questa ne è un’evoluzione che comprende l’aggiunta di vernice all’acqua (se lucida la colla avrà una finitura brillante), per questo motivo non è indicata per i laboratori coi bambini più piccoli (dai 18 ai 36 mesi), ma è un’ottima risorsa, a basso costo, per quelli appena più grandi.

La ricetta base è: una parte in volume (basta usare lo stesso misurino per le tre componenti) di gel per i capelli (meglio se di scarsa qualità) + una parte in volume di colla vinilica + una parte in volume di vernice all’acqua (meglio quella per bricolage, ma anche quelle per legno possono andare bene). Si mischia il tutto e si conserva con cura in uno scatolino con una buona chiusura a vite. Se si desidera una finitura più brillante si può aumentare la parte di vernice (non oltre il 50% del volume iniziale). A volte ci possono essere delle incompatibilità tra colla e vernice, sempre meglio fare delle prove iniziali con piccole quantità. Da un punto di vista pratico questo composto si avvicina di più a un medium che a una colla, ma per l’utilizzo che propongo in questo post continuo a chiamarla “colla”.

Un uso interessante della colla appena ottenuta è quello di incollare su una base gli avanzi di carte colorate (qui il primo post su come creare DIY bellissime carte colorate), soprattutto quelli che di solito finiscono nel cestino senza troppe remore. È una tecnica di riuso che attiva meccanismi creativi involontari: si ottengono nuove carte che potranno essere ulteriormente utilizzate. Da cosa nasce cosa!

Si spalma con un pennello un po’ della colla per collage, quindi si aggiungono, un po’ come capita, i tanti pezzetti avanzati, quindi si ripassa col pennello uno strato di colla sopra (se serve anche dove la carta si solleva, tipo negli angolini).

Adesso è il tempo della spatola. Uno strumento tanto prezioso quanto inusuale, soprattutto per il gesto che richiede per lavorare al meglio. Non bastano le parole o gli esempi da vedere per imparare a utilizzare una spatola. Bisogna provare! Bisogna allenare la mano, mettersi in ascolto della resistenza della carta incollata per decidere quale pressione esercitare, senza esagerare, altrimenti si strappa e si sposta tutto, ma nemmeno senza essere troppo leggeri, superficiali, così non si ottiene nessun effetto.

Una spatolata fa aderire tutti insieme i vari livelli, elimina la colla in eccesso e la ridistribuisce dove potrebbe mancare. Anche i materiali più delicati e arruffati (come la carta velina) aderiscono sopra gli altri. Gli spessori si mantengono, allo stesso tempo fanno un corpo unico con il supporto: è nato un nuovo materiale per nuove espressioni.

È un buon esercizio manuale da proporre a bambini, anche di 3-4 anni e ad adulti che non credono nelle loro mani. All’inizio è quasi certa la frustrazione: la spatola ha regole sue, non è un pennarello o un pennello, va sperimentata e conosciuta. Accadranno certamente degli incidenti, come li definisce Focillon qui sotto, ma è proprio in questo non-subito-tutto-facile che sta il valore pedagogico, la sfida e l’avventura di una nuova freccia nell’arco espressivo di ciascuno.

“Man mano che l’incidente definisce la propria forma nella casualità della materia, e che la mano trova modo di servirsi di tale catastrofe, lo spirito si risveglia a sua volta. Questo riordinamento di un mondo caotico trae gli effetti più sorprendenti da materiali apparentemente poco adatti all’arte, da utensili improvvisati, frammenti, lacerti, la cui usura o frattura offrono singolari possibilità” (H. Focillon, Elogio della mano).