pennelli impropri DIY

“Spesso accade che le mani sappiano svelare un segreto intorno a cui l’intelletto si affanna inutilmente” (C.G. Jung, Opere complete).

Come promesso qui ecco alcune indicazioni per realizzare dei pennelli impropri. Perché questo aggettivo? Vuole prima di tutto suggerire la necessità di una divergenza, di un altrimenti. Il pensiero divergente (per un approfondimento rimando a questo articolo) è anche definito come pensiero creativo, cioè quel modo di pensare che è capace di connettere più piani in vista di soluzioni inattese e innovative, che generano meraviglia. Il cosiddetto “pensare fuori dagli schemi”.

Anche gli strumenti che usiamo (e che ci viene insegnato di usare in un dato modo) possono attivare un pensiero (e sguardo) divergente quando impegnano mano e mente a compiere i soliti movimenti in modo inconsueto, quando suggeriscono (e permettono) altri risultati.

Un’altra opportunità che offrono i pennelli impropri è che sono uguali per tutti. Nel richiedere una capacità di sperimentazione da zero, mettono da parte abilità fini e tecniche rispetto l’uso del pennello tradizionale. Tutti sono invitati a conoscere e a inventare in quale modo migliore utilizzarli. In un lavoro collettivo, per esempio, sono molto utili perché non si vede la mano del singolo (scolasticamente più o meno bravo) ed effettivamente la resa ha un qualcosa di condiviso.

Di seguito alcuni esempi di pennelli impropri utilizzando gomma crepla (qui ne abbiamo già parlato) ritagliata in varie forme e qualche spago, fissati tutti con le fascette da elettricista (materiali facili da reperire) ben strette su un bastoncino di legno (in questo caso la scanalatura per lungo rende più saldo il pennello). Costi bassi, materiali riciclabili (i pennelli si smontano e coi bastoncini se ne inventano altri), infinite possibilità di realizzazione, oltre che di utilizzo.

Qui un esempio di come sono stati utilizzati.

“L’uomo ha fatto la mano; voglio dire che l’ha rapita poco a poco al mondo animale, che l’ha liberata da un’antica servitù. Ma è anche vero che la mano ha fatto l’uomo. Gli ha consentito di entrare in contatto con l’universo come gli altri organi e parti del corpo non avrebbero potuto fare”. (Henri Focillon, Elogio della mano).