ascoltare insieme

“Naturalmente, la musica agita le passioni. Nessuno sa perché. Né alcuno sa perché gli esseri umani traggono piacere dall’essere emotivamente turbati dalla musica e da qualunque altra forma d’arte” (P.N. Johnson-Laird, Deduzione, intuizione, creatività).

L’occasione di incontrare un gruppo di educatrici-insegnanti della prima infanzia è sempre un’opportunità preziosa. Soprattutto se la richiesta non è quella di imparare tecniche espressive per i bambini, ma di comporre una cornice di senso condivisa per l’anno che verrà. Ecco un’attività di gruppo intorno al tema dell’ascolto.

Il setting di lavoro sono numerosi tavoli messi a quadrato, in modo che ci si possa girare intorno infinite volte. Sopra i tavoli una striscia di carta continua che ne segue i bordi esterni (dalla foto qui sopra spero si intuisca meglio). Poi un pennello improprio e un colore (meglio tempere o acrilici) unici per ogni partecipante affinché il segno di ciascuno risulti primariamente originale e irripetibile. È un modo molto facile ed efficace per sottolineare l’importanza della presenza di ciascuno.

Circa i pennelli impropri ne scriverò a breve in questo blog. Per il momento mi basta darvene un’idea: hanno tutti forme diverse e sono realizzati da materiali diversi dai pennelli ordinari a cui siamo abituati. Iniziano a esserci in commercio dei prodotti simili, ma credo che realizzarli homemade, meglio ancora coi bambini e utilizzando materiali di scarto, sia di tutt’altra soddisfazione e di efficacia educativa!

Il mandato è molto semplice: ognuno prende un pennello improprio, un colore (in bicchierini di plastica) e si dispone intorno ai tavoli. Al partire della musica si cammina in senso orario e si lasciano i segni che si desidera e che il ritmo musicale suggerisce. Quindi: musica + movimento + gesto. La musica utilizzata in questo esercizio è un classico standard jazz: “Sing, sing, sign“.

L’inizio è abbastanza timido (il foglio bianco è sempre una soglia da trasgredire), poi i segni e i colori si sciolgono e il risultato, dopo una decina di minuti, è sorprendente! Le tante differenze hanno trovato una coerenza, esprimono una sinfonia paragonabile a quella musicale ascoltata. La gratitudine per la presenza di ciascuno nasce dallo sguardo del lavoro fatto. Ascoltare e agire insieme, in gruppo, come équipe educativa può fare la differenza e attivare processi di inclusione e di valorizzazione sia tra i bambini che tra gli adulti. Un’attività di questo tipo ha il pregio di rappresentare, di rendere visibile e condivisibile concetti che troppo spesso risultano teorici o troppo legati a un’interpretazione soggettiva.

La carta dipinta insieme diventa un elemento prezioso per raccontare altro. Qui sopra diventa un gufetto stilizzato che impreziosisce i quaderni per la documentazione della progettazione laboratoriale delle diverse sezioni. Di seguito diventa le ali di libellule: due ali a testa per dichiarare a tutti un proprio limite e una propria risorsa rispetto l’ascolto educativo. La condivisione così si allarga e aggiunge parola alle emozioni vissute.

“ASCOLTO dunque come metafora della disponibilità. della sensibilità ad ascoltare e ad essere ascoltati; ascolto non solo con l’udito, ma con tutti i sensi: vista, tatto, odorato, gusto, orientamento.
ASCOLTO dei cento, mille linguaggi, simboli e codici con cui ci esprimiamo e comunichiamo, con cui la vita si esprime e comunica a chi la sa ascoltare.
ASCOLTO come tempo – il tempo dell’ascolto – un tempo fuori dal tempo cronologico, un tempo pieno di silenzio, di lunghe pause, un tempo interiore.
ASCOLTO interiore, dunque ascolto di noi stessi, come pausa, sospensione, come elemento che genera l’ascolto verso l’altro, ma che a sua volta è generato dall’ascolto che gli altri rivolgono a noi.” (Reggio Children, Rendere visibile l’apprendimento).