facciamo un esperimento?/2

“Attraverso l’arte, significati di oggetti che altrimenti sono muti, indeterminati, ristretti e contrastanti, si chiariscono e si concentrano; e non mediante un laborioso affaccendarsi del pensiero intorno ad essi, non mediante il rifugio in un mondo di mera sensazione, ma attraverso la creazione di una nuova esperienza” (J. Dewey, L’arte come esperienza).

[Continua da qui]. Terzo ● punto: fare un esperimento significa prendere una strada insolita, divergere, porre una domanda impertinente alle cose e aspettare cosa rispondono. L’istituzione scolastica non sempre è capace di dare spazio e ascolto alla divergenza dei bambini, che spesso ne desumono che sia una competenza scomoda e mal sopportata dagli adulti. Un esperimento dà, invece, piena cittadinanza alle domande impertinenti in cui, salvo atteggiamenti rischiosi, tutto è possibile se accompagnato da una domanda curiosa.

Quarto ● punto: inaugurare il laboratorio con una proposta concreta ai ragazzi è utile per orientare il percorso, per evitare che si confonda l’osservazione scientifica con un’anarchico guazzabuglio di gesti annoiati e distruttivi. Bisogna tener fede alla domanda iniziale: “Facciamo un esperimento?” e non “Facciamo un pasticcio?”. Il punto di partenza sono i materiali e delle azioni, poche parole, certamente non quelle che anticipano ciò che accadrà.

Ed ecco di seguito gli step del laboratorio-esperimento.

UNO. Carta velina ridotta in frammenti (possono strapparla i ragazzi stessi: è un gesto a cui sono poco abituati e qualcuno, a volte, si dice non capace di farlo!). All’inizio è meglio partire con un colore solo, così l’attenzione è concentrata su ciò che accade alla carta che viene immersa in acqua. Qualche frammento e poi un po’ di acqua. Le quantità le possono decidere i ragazzi. Questo elemento di varietà attiva già confronti e nuove domande: “Perché la mia acqua è più chiara? Perché quella è più scura?”. Senza dare la risposta da adulto si invita valutare gli elementi in gioco: “Quanta acqua hai messo? (e quindi, proviamo a misurarla: tu 5, lui 3…) “Quanta carta hai messo?”. L’adulto può aggiungere altre domande: “…e se mettiamo l’acqua calda? cambierà qualcosa?… Proviamo!”.

Il colore sciolto nell’acqua è già l’inizio di un’esperienza estetica intrecciata a una di osservazione scientifica (in questo post una breve definizione di #esperienzaestetica).

DUE. L’esperimento si apre su altri colori. Qui si può anticipare che non sempre la carta velina rilascia colore e che quindi bisogna provarle tutte per individuare quelle che non funzionano (anche qui l’adulto non sa la risposta e chiede aiuto, consegna la domanda ai ragazzi). Il percorso esperienziale si moltiplica: c’è chi continua con l’acqua calda, chi misura esattamente pezzettini di carta e quantità d’acqua, chi si lascia guidare dai colori e dalle loro vibrazioni.

TRE. Educare all’osservazione significa, anche, fornire degli strumenti che favoriscono il confronto e che che combinano sguardo scientifico, interlocutorio, e sguardo meravigliato, estetico. Uno di questi, semplice ed efficace, è un vecchio formaghiaccio (meglio se bianco/trasparente). Per comporre i vari colori ottenuti senza contaminarli (almeno per il momento), si possono utilizzare strumenti affascinanti come le siringhe (senza ago!) di diverse dimensioni e graduate. Per i ragazzi non è sempre uno strumento che si presta a un utilizzo intuitivo. Bisogna immergerla nel liquido chiusa (“Ma se non faccio spazio come entra l’acqua colorata?”) e poi tirare lo stantuffo verso l’alto vincendo la resistenza iniziale del vuoto che si crea.

I colori si mettono in fila. C’è chi li accosta casualmente, chi vuole riprodurre l’effetto arcobaleno. Nessun formaghiaccio sarà uguale a un altro! Prima di passare a un altro step si può fare una piccola mostra delle raccolte personali di ciascuno osservando e commentando gli accostamenti e le sequenze composte da ciascuno.

“Scienza e immaginifico hanno in comune molto più di quanto si pensi. L’atteggiamento con il quale avvicinarsi alla natura non è dissimile da quello con il quale si affrontali la letteratura e l’arte. Innanzitutto la volontà di conoscere, di scoprire, di guardare e poi di fare vedere agli altri. Diffondere una formula o dipingere un quadro danno la possibilità all’uomo (scienziato o artista= di condividere con gli altri le proprie intuizioni” (A. Cristini, Osservo e leggo il mondo: idee per scoprire, in Lezioni impertinenti).

Continua…