le parole buone del futuro/3

“La bontà è l’attributo di Dio. Chi crea è buono, buona è solo la creazione. Così è buono solo chi aiuta la creazione a raggiungere i suoi fini”. (M. Montessori, L’autoeducazione nelle scuole elementari, 1916).

Dopo due post di premesse (qui l’ultimo), ecco finalmente il racconto delle varie tappe che compongono il laboratorio in quanto tale.

UNO. L’accoglienza dei bambini è un momento delicato: alla loro disponibilità e curiosità va dato spazio e gratitudine, sono gli ingredienti più importanti di tutti! Ovviamente c’è tempo per la conoscenza informale, il saluto con i genitori e per una presentazione di gruppo: “Come ti chiami e che classe fai?”. È un modo per riconoscere i più timidi, i più vulcanici, identificare i più piccoli e i più grandi: la conduzione del gruppo cercherà di rendere la partecipazione il più equilibrata possibile, individuando già a chi chiedere aiuto e a chi darlo…

DUE. Entriamo subito nel vivo con una domanda un po’ spiazzante: “Che cosa è il futuro?”. Non ci serve, ovviamente una definizione da vocabolario, ma tanti piccoli esempi che permettano a tutti di sintonizzarsi su quello che sarà. Chiedo di fare degli esempi: “Cosa c’è nel vostro prossimo futuro? Le vacanze? Il mare? La montagna? E poi…? Cosa ci sarà? E da grandi cosa vorreste fare?…”. In base alle risposte dei ragazzi, che svelano quanto sia chiara o meno la richiesta (un buon laboratorista deve mettersi in discussione anche durante la conduzione per incontrare veramente i bambini), si fanno esempi concreti, si investigano risposte sconcertanti, si dà la parola a tutti, si ascoltano con attenzione anche i silenzi e i sussurri.

Ci facciamo aiutare da una mela che taglio a metà. Cosa c’è dentro? Cosa c’è nel cuore della mela? I semi… e cosa sono i semi? Cosa saranno in futuro? Un albero di mele che ci regalerà altre mele… Insieme il gruppo compone una vera e propria sfera di senso condivisa intorno alla parola futuro, possiamo passare alle parole buone

TRE. “Le parole buone sono quelle buone per il cuore. A volte sono invisibili, altre volte no… Riusciamo a fare un esempio?… per il futuro abbiamo bisogno di cose buone o cattive?”. Iniziano così i primi timidi tentativi che io annoto fedelmente sul cartellone, qualche domanda di chiarimento, poi altre parole, alcune davvero sorprendenti… Un bambino dell’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia ha detto “fare uno scambio”, la reciprocità, la mutua disponibilità a non tenere tutto per sé, la gioia di qualcosa di nuovo… Un’altra bambina ha suggerito: “risposarsi”, lontani dalla frenesia, dell’ansia di fare tutto in tempo: che meraviglia! Veramente i bambini, se li ascoltiamo, ci convertono al buon senso che spesso noi adulti perdiamo per strada…

“Dalla natura dei bambini può venire la soluzione di un problema insolubile per noi; da loro viene la fusione di cose che per noi stanno in contrasto” (M. Montessori, La formazione dell’uomo, 1949).

QUATTRO. Una volta che il gruppo è soddisfatto delle parole trovate e condivise, inizia la fase più personale. Ciascuno è invitato a individuare due-tre parole, di quelle scritte sul cartellone, che più gli piacciono. Poi le rilegge con calma e infine ne sceglie una, cerchiandola. Quella sarà la sua parola buona per il futuro. E sarà posta nel cuore di una mela. Proprio dove sta il seme con tutto il futuro che ha dentro.

Ognuno sceglie le letterine colorate pretagliate per comporre la propria parola buona. In questo modo i bambini più piccoli, che frequentano ancora la Scuola dell’Infanzia (ma anche un ragazzo più grande che aveva il braccio destro ingessato), possono scrivere in autonomia, copiando lettera per lettera. Prima si scelgono le letterine, si mettono in fila e poi si compongono nella mela.

CINQUE. A questo punto scopriamo che la mela è ricoperta di nastro biadesivo e che per incollare le letterine basterà togliere la pellicola di protezione. Ecco fatto: una mela appiccicosa aspetta solo la parola buona del futuro. Incollate le lettere un ultimo tocco: ricopriamo di semolino la mela, schiacciamo ben bene e scuotiamo. “Anche da voi si dice buono come il pane? E cosa significa… che è buono tanto o buono poco?”… la mela si trasforma in un vellutato tappeto che ricorda il pane, la sua fragranza e semplicità. Un applauso a tutti e per ciascuno scioglie il nostro incontro.

Continua…