il minuscolo re/2

Dal libro “Il piccolo re” (qui il post precedente), è nato spontaneamente un laboratorio coi bambini. Non sempre è possibile, ma i migliori percorsi laboratoriali nascono avendo i bambini come coautori. È la loro meraviglia, la loro curiosità, l’effettiva loro capacità di leggere l’immagine all’interno del racconto il punto di partenza per consegnare loro nuove capacità espressive e compositive. All’adulto compete principalmente l’essere pronto e disponibile ad ascoltare e a fornire tecniche-materiali per far uscire il libro dalle pagine e renderlo proprio.

“Crescere significa innanzitutto sperimentare, modificare, ripetere, provare, osare, costruire nessi, riprovare. Gli ambienti e le attività per i bambini dovrebbero predisporre, fin da piccolissimi, l’esperienza, essere portatori d’interessi, suscitare e facilitare le scoperte. Anche i tempi dell’educare dovrebbero adattarsi ai bisogni e al desiderio dei bambini di conoscere e sperimentare” (M. Dallari, P. Ciarcià, Arte per crescere).

Le pagine che hanno dato il via all’attività sono state quelle della tavola imbandita con il re, la regina e i loro dieci figli. Cos’è che ha incuriosito i bambini? L’eterogeneità grafica degli elementi che rappresentano il cibo: ci sono dei cibi stilizzati (il pollo, il maiale, le mele…), altri ritagliati da fotografie di alimenti (la zuppa, il cesto di frutta, la torta con la gelatina…), altri ancora ritagliati da vecchie stampe. I bambini osservano e riconoscono diversi codici visivi e ne sono sorpresi: “Chi oserebbe mai questi arditi accostamenti?!?”, fanno fatica a descriverli come categoria, a dargli un nome proprio, in particolare alle vecchie stampe in bianco e nero… forse è la prima volta per loro che la volontà di nominare l’esperienza si dimostra afona di parole efficaci… Un’interessante esperienza di crescita!

All’adulto, prima di suggerire etichette per le varie categorie iconografiche, spetta di mostrare ai bambini le fonti di tali immagini. Quindi riviste di ricette di cucina, dépliant di supermercati, vecchi vocabolari con piccole illustrazioni esplicative (effetto vecchie stampe), forbici e cartoncini colorati. Taro Miura ha usato questi materiali per imbandire la tavola del re… “Ma allora possiamo farlo anche noi!”.

“Ci serve una tovaglia… che colore preferite?” “Rosso!”. La cornice rossa della tavola del libro è talmente avvolgente da ribaltarsi nell’iniziativa dei bambini da diventare tavola stessa. Iniziamo quindi con un cartoncino rosso su cui prima vengono appoggiati gli alimenti ritagliati e poi incollati.

Inizia così una caccia al tesoro per molti aspetti trasgressiva. Le pubblicità dei supermercati vengono guardate altrimenti: non servono per acquistare/consumare, ma sono fonte di storie e accostamenti buffi e divertenti. Ogni bambino aggiunge racconti personali al cibo: “Questo lo compriamo sempre… Questo piace a mia sorella, ma io non lo mangio…” dimostrandosi degli attenti osservatori, capaci di distinguere marche e packaging da provetti consumatori. Anche le ricette fotografiche incuriosiscono e offrono spunti per racconti più domestici: chi cucina, quando, per chi… Inoltre, per quanto nella realtà non le apprezzino (e facciano fatica a mangiarle), ci tengono a mettere le verdure sulla loro tavola: “perché fanno bene”.

Quando la tavola (il cartoncino rosso) inizia a essere quasi pieno i bambini ritornano a guardare il libro e si accorgono che c’è altro oltre la tavola apparecchiata. “Dove mettiamo a sedere i principini?”. Allora incolliamo un cartoncino bianco più grande sotto alla tavola rossa: subito lo sguardo si allarga e le possibilità si moltiplicano. Si possono disegnare i commensali e a ogni principino associare il proprio numero. I bambini che lavorano girando intorno alla tavola concepiscono immediatamente una prospettiva centrale del loro lavoro: non c’è un sopra e un sotto, ma un centro (la tavola) intorno al quale si compone tutto il resto. 

Lo spazio bianco intorno alla tavola suggerisce un’altra trasgressione: gli alimenti ritagliati possono anche sbucare dalla tavola, come accade a tutto ciò che è appoggiato sopra (questo non c’è nel libro). Il collage diventa sempre più dinamico e la conquista dello spazio sempre più audace… Infine, a corollario, qualche disegno a mano libera imitando gli elementi ritagliati (barattoli).

“Qualcuno dice: “I bambini imitano”, e significa che fanno le stesse cose che fai tu. Per tanti adulti imitare vuol dire fare lo stesso prodotto. E si sa, non va bene fare le stesse cose fatte da altri. I bambini non imitano il prodotto quando fanno quello che vedono fare. Nel fare cercano un contatto e lo trovano. Ed è il contatto più bello. I bambini imitano il fare, non il prodotto del fare” (Roberto Pittarello, I laboratori creativi con adulti e bambini).