il minuscolo re/1

Il piccolo re è un libro da un paio d’anni sugli scaffali delle librerie italiane grazie a Fatatrac. Come il vino buono ogni buon libro, consegnato nelle mani dei bambini, ha bisogno di sguardi ricorsivi, diluiti e concessi nel tempo, per svelare quanti tesori ha da consegnare ai piccoli lettori.

Ho scelto di titolare questi post con la traduzione letterale del titolo originale: The tiny king. Il re, protagonista della storia, non è solo piccolo, è minuscolo, teneramente minimo. Il suo principale attributo è quello di non essere ingombrante, anzi, di poter stare ovunque, di lasciare molto spazio, troppo per essere felice… Questa è anche la chiave narrativa che articola la storia come fosse una filastrocca: prima il minuscolo re è solo e tutto intorno a lui è sovradimensionato, poi il re incontra una regina grande, grande, hanno 10 figli e allora tutto è della giusta misura. Impossibile non trovare in questa trama molte altre fiabe e racconti, in particolare penso a Riccioli d’oro e i tre orsi.

Il bellissimo libro (storia + illustrazioni) è opera di Taro Miura, un illustratore giapponese, che pone in tutti i suoi libri più percorsi di lettura molteplici che diventano facilmente laboratoriali. D’altronde basta dare un occhio al suo sito, giapponese permettendo, tag – workshop per intuire quanto la sua capacità di costruire coi bambini scenari favolosi si esprima anche nei suoi libri.

Il libro è composto da illustrazioni che il sentire comune giudicherebbe poco da bambini: mancano tenui sfumature pastello, eleganti svolazzi e occhi languidi… e poi tanto, troppo nero! Ma chi sta coi bambini, li segue nei loro percorsi di lettura e di espressione, sa che i bambini cercano altro, che sanno ben interpretare il codice dei colori e che il nero li attrae moltissimo, che i ritmi di forme e colori li aiutano a ordinare lo sguardo e a unire il suono e i gesti alle immagini.

Così, per bambini in età prescolare, il fatto che a ogni principino sia associato un numero, che si può verificare contando i lettini, diventa un gioco nel libro che può essere ripetuto infinite volte: “Quanti sono i principini?” “Dieci” “Davvero? Proviamo a contarli…” “E questo che numero è?”.

Un altro gioco per i bambini che stanno scoprendo le lettere come particolari elementi del linguaggio (potenti e misteriosi) è cercare quante C (l’iniziale della parola Castello) sono nascoste nell’architettura della casa del re.

Un elemento particolarmente prezioso delle illustrazioni è la composizione a collage che introduce ulteriori materiali di lettura, di interrogazione e di piacere. Ogni principino, così come il re e la regina, ha una propria coperta (“Quale ti piace di più? Quale sarà la più calda? E quella che punge di più?…”) nel grande letto regale. La bravura di Taro Miura sta nel trattenere questi pezzettini preziosi, distribuendoli con parsimonia lungo tutto il libro, fino a farli esplodere sulle due tavole imbandite: prima quella da single del re e poi quella della famiglia al completo. A partire da queste due tavole ricche di alimenti/elementi si è svolto il laboratorio che vi racconterò settimana prossima. Continua.