il sentire ecologico

Quando le Edizioni San Paolo mi hanno proposto un libro che commentasse per i ragazzi e le ragazze, in chiave laica e universale, l’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco, la mia prima considerazione è stata che c’erano già troppe parole, anche per i più piccoli, che risultano sempre meno convincenti tanto più si moltiplicano. Perché il pensiero e l’agire ecologico oggi sono una conquista, una scelta, una consapevolezza personale e sociale allo stesso tempo… un percorso da compiere (e da fare).

Sono molte le pubblicazioni che indicano le buone prassi del vivere ecologico (riciclare, non consumare, rispettare, tener pulito…) e che danno delle motivazioni di ordine razionale e scientifico (“se faccio questo… succede quest’altro…”). Sono indicazioni/azioni ovviamente indispensabili, ma che, a mio avviso, difficilmente scendono nel profondo, cioè che difficilmente considerano l’aspetto interiore, spirituale, emotivo che coinvolge tutta la persona e tutta la sua storia. In un contesto educativo e formativo questo aspetto credo sia fondamentale, ma spesso disatteso.

Ho trovato particolarmente illuminante questo testo di Vanna Iori. “Ma come oggi l’uomo abita la terra? Disperso e alienato, senza pensarsi né riconoscersi parte del suo mondo. La separazione uomo-mondo ha reso l’ambiente una realtà che si può studiare, manipolare, calcolare secondo i linguaggi della matematica e della fisica, senza riuscire tuttavia a riconciliare la contrapposizione che lo conserva pericolosamente estraneo all’abitare umano” (Vanna Iori, Abitare. L’educazione ambientale tra scienza ed esistenza, in Per abitare la terra. Un’educazione sostenibile, EDUCatt Università Cattolica).

Credo che l’educazione artistica, o meglio estetica, l’educazione alla meraviglia di ciò che è fuori e dentro di noi sia un importante e disatteso filone di ricerca e di insegnamento per le nuove generazioni. La bellezza e l’esserne sensibili in un’esperienza diretta col dato naturale non è un mero passatempo, ma un effettivo percorso di conoscenza e di formazione del pensiero che per essere pienamente umano non può che essere pienamente ecologico. La vera conoscenza non è quella che astrae, che allontana, che mantiene le distanze, che rende tutto asetticamente oggettivo, ma che integra, contamina, rimette continuamente in discussione. “Abbiamo bisogno di un principio di conoscenza che non soltanto rispetti, ma che riveli il mistero delle cose” (Edgar Morin, La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, Raffaello Cortina ed).

Con la nuova TAG educare il pensiero ecologico raccoglierò una serie di post dedicati al rendere concreto e accessibile un percorso di formazione al sentire ecologico.