etichette a tema/2

Continua da qui… Se è vero quello che afferma Picasso (ma anche ricercatori come Bruner, Vygotskij, Winnicott…) che ricchi di creatività si nasce e si inizia a crescere, bisognerebbe chiedersi se ci sono percorsi e strumenti che favoriscono questa altra espressione, rispetto alla codifica scolastica che volge quasi tutto al verbale e al logico/univoco.

Credo che le etichette, anche quelle bianche, siano uno di quei materiali con infinite potenzialità espressive che attivano processi anche di ordine logico e cognitivo… in bellezza, cioè valorizzando la dimensione estetica (il come appare, il come può piacere per come si compone) dell’apprendere.

Le etichette bianche stanno benissimo sui fondi colorati, sopratutto scuri, quelli su cui è più difficile lasciare un segno. Qui la forma circolare, il contrasto bianco su nero (e le recenti nevicate) evoca un omino di neve su cui si possono aggiungere particolari e personalizzarlo. Così oltre ai classici “naso di carota” e “denti di sassolini”, si aggiungono i fili d’erba che spuntano dalla neve, perché “non sono stati coperti del tutto”. Evidentemente un’osservazione sul campo che è entrata a far parte del disegno e che una composizione del genere permette di raccontare. Infine il cappello/cilindro che, a differenza di tutto il resto, ha bisogno di essere quadrato e allora, basta una sforbiciata a un’etichetta rotonda che il cappello è dato! Pensiamo a quante informazioni e stimoli raccoglie un’attività del genere: cogliere e apprezzare il contrasto cromatico bianco/nero; realizzare una composizione con una sola forma geometrica di diverse dimensioni; interagire col colore modificando e aggiungendo informazioni alla composizione; scegliere e modificare una forma esistente per ottenere quella desiderata.

Un’altra possibilità che offrono le etichette bianche è, ovviamente, di essere scrivibili. Per dei bambini in prescrittura (ma anche negli anni successivi) può essere un gioco/esercizio divertente quello di riempire ogni etichetta con una lettera dell’alfabeto. Qui sopra abbiamo distinto le consonanti (sul tondo e in blu) dalle vocali (su quadrato e in rosso), ma si può comporre tutto l’alfabeto di colori diversi o quello che il gusto dei bambini suggerisce. L’etichetta pone un limite piacevole e che andrà a valorizzare la lettera in qualunque modo venga scritta: è un modo per esercitare il controllo dello scrivere in vista di un gioco di composizione libero e non fine a se stesso. Si può scrivere il proprio nome, una dedica, si può copiare una frase… tutto appare fattibile con le etichette adesive, valorizzando il lavoro di ciascuno.

Inoltre le etichette, proprio perché facilmente reperibili in dimensioni diverse, possono prestarsi a piccole attività di logica e di confronto visivo (che potrebbero anche diventare un bruco, o pianeti nello spazio…). Si può così comporre una progressione dalla più grande alla più piccola e della più piccola alla più grande; oppure comporre una sequenza ritmica di dimensioni uguali ripetute a coppie o a tre a tre… Si tratta di esercizi in cui l’osservazione, l’azione pratica e la piacevolezza dell’attaccare si intrecciato, a mio avviso di ben altro stimolo e coinvolgimento del cerchiare su un foglio fotocopiato l’oggetto più grande.

“Come conclusione, converrà segnalare quanto sia specificamente importante che, nell’età scolare, la creatività venga adeguatamente incoraggiata… E se il fondamentale impianto educativo del lavoro pedagogico si risolve indirizzando il comportamento dello scolaro lungo la linea della sua preparazione al futuro, nello stesso modo lo sviluppo e l’esercizio della sua immaginazione costituiscono una delle forze fondamentali nel processo di realizzazione di tale scopo. La formazione di una personalità creatrice, protesa al futuro, si prepara con l’immaginazione creatrice, che nel presente si esprime e si concretizza”. (Lev Vygotskij, Immaginazione e creatività nell’età infantile). Continua…